Pensioni 2027, cambia tutto: età pensionabile più alta e meno uscite anticipate, cosa potrebbe succedere

Il sistema pensionistico italiano si prepara a una nuova fase di cambiamento. Le proiezioni per il biennio 2027-2028 e i dati contenuti nel Rendiconto Sociale INPS mostrano infatti una tendenza sempre più evidente: diminuiscono i nuovi pensionamenti, si riducono gli strumenti di uscita anticipata e aumentano gradualmente i requisiti necessari per accedere alla pensione.

Alla base di questa evoluzione c’è soprattutto il meccanismo di adeguamento alla speranza di vita, destinato a incidere direttamente sull’età pensionabile e sugli anni di contribuzione richiesti. Un cambiamento che punta a garantire la sostenibilità dei conti pubblici ma che rischia di avere conseguenze importanti per milioni di lavoratori.

Sempre meno pensionamenti

I numeri fotografano una tendenza ormai consolidata.

Nel 2025 l’INPS ha liquidato 834.658 pensioni previdenziali, in calo rispetto alle 861.949 del 2024 e alle 878.369 del 2022.

La diminuzione è legata soprattutto al progressivo ridimensionamento delle formule che negli ultimi anni avevano consentito uscite anticipate dal lavoro, come le varie versioni delle “Quote” e alcuni canali agevolati riservati a specifiche categorie di lavoratori.

Di conseguenza, una quota crescente di persone si avvicina sempre più ai requisiti ordinari previsti dalla normativa previdenziale.

Pensioni più basse per i nuovi pensionati

Un altro dato che preoccupa riguarda l’importo degli assegni.

Secondo il Rendiconto Sociale INPS, la pensione media dei trattamenti già in pagamento supera i 1.500 euro lordi mensili, mentre quella delle nuove pensioni liquidate si attesta intorno ai 1.300 euro lordi.

Il divario evidenzia una tendenza che gli esperti osservano da tempo: le nuove generazioni di pensionati rischiano di percepire assegni mediamente inferiori rispetto a quelli delle generazioni precedenti.

A incidere sono diversi fattori, tra cui carriere lavorative discontinue, salari più bassi e il peso crescente del sistema contributivo.

L’aumento dell’età pensionabile dal 2027

La principale novità riguarda però i requisiti anagrafici.

Con l’adeguamento alla speranza di vita, dal 1° gennaio 2027 l’età per la pensione di vecchiaia dovrebbe salire a 67 anni e un mese.

Dal 2028 è previsto un ulteriore incremento fino a 67 anni e tre mesi.

Si tratta di un meccanismo automatico già previsto dalla normativa, che collega l’età pensionabile all’andamento della speranza di vita della popolazione italiana.

Cambiano anche i requisiti per la pensione anticipata

L’aumento non riguarderà soltanto la pensione di vecchiaia.

Per la pensione anticipata ordinaria, dal 2027 saranno richiesti:

  • 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini;
  • 41 anni e 11 mesi di contributi per le donne.

Nel 2028 i requisiti potrebbero aumentare ulteriormente fino a:

  • 43 anni e un mese per gli uomini;
  • 42 anni e un mese per le donne.

Resta inoltre prevista una finestra mobile di tre mesi tra la maturazione dei requisiti e l’effettiva decorrenza della pensione.

Il 2026 sarà un anno di transizione

L’anno prossimo rappresenterà una fase di passaggio verso il nuovo assetto previdenziale.

Alcune misure che hanno caratterizzato gli ultimi anni, come Quota 103 e Opzione Donna, non risultano al momento prorogate per nuovi beneficiari oltre i requisiti già maturati.

Continueranno invece a essere disponibili, almeno fino alla fine del 2026, strumenti come l’Ape Sociale e il cosiddetto Bonus Giorgetti, che consente ai lavoratori con i requisiti per la pensione anticipata di ricevere direttamente in busta paga la quota contributiva normalmente destinata all’INPS.

Possibili correttivi allo studio

Nonostante il quadro delineato dalle norme attuali, il dibattito politico resta aperto.

Tra le ipotesi circolate negli ultimi mesi figurano possibili interventi per limitare l’impatto dell’aumento dell’età pensionabile.

Si parla, ad esempio, della possibilità di congelare o ridurre l’adeguamento alla speranza di vita, soprattutto per alcune categorie impegnate in lavori gravosi o usuranti.

Un’altra ipotesi riguarda l’introduzione di nuove formule di pensionamento flessibile, simili a Quota 41, eventualmente accompagnate da penalizzazioni sull’importo dell’assegno.

Al momento, però, non esistono decisioni definitive e qualsiasi modifica dovrà essere valutata alla luce delle risorse disponibili.

Le conseguenze per lavoratori e famiglie

L’innalzamento dei requisiti pensionistici potrebbe avere effetti significativi sul mercato del lavoro e sulle prospettive economiche future di molte famiglie.

Le categorie considerate più vulnerabili sono quelle caratterizzate da carriere discontinue, periodi di disoccupazione, lavoro precario o mansioni particolarmente pesanti dal punto di vista fisico.

Anche le donne potrebbero risentire maggiormente delle nuove regole, soprattutto a causa delle interruzioni lavorative spesso legate alla cura dei figli o dei familiari.

Un sistema sempre più legato alla speranza di vita

L’obiettivo della riforma è garantire la sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale in un Paese che deve fare i conti con l’invecchiamento della popolazione e il continuo calo delle nascite.

Per questo motivo il collegamento tra pensione e speranza di vita è destinato a diventare sempre più centrale nei prossimi anni.

Resta però aperta la sfida di trovare un equilibrio tra la tenuta dei conti pubblici e la tutela dei lavoratori, evitando che l’accesso alla pensione diventi troppo rigido per le categorie più fragili.

Nei prossimi mesi Governo, INPS e parti sociali saranno chiamati a confrontarsi su possibili correttivi, in un dibattito che potrebbe influenzare il futuro previdenziale di milioni di italiani.