Per quasi vent’anni è stato considerato sicuro dalle autorità europee ed è stato utilizzato in numerose coltivazioni agricole per proteggere le piante da funghi e malattie del terreno. Oggi però il fluazinam, un fungicida impiegato anche nei meleti italiani, è finito nuovamente al centro dell’attenzione scientifica.

Una nuova analisi realizzata da ricercatori dell’Università di Stoccolma suggerisce infatti che il pesticida potrebbe avere effetti sullo sviluppo cerebrale osservati in studi sugli animali. Si tratta di risultati che devono ancora essere verificati dalla comunità scientifica e dalle autorità competenti, ma che potrebbero influenzare il processo di rinnovo dell’autorizzazione europea della sostanza, attualmente in corso.
Cos’è il fluazinam e perché viene utilizzato
Il fluazinam è un fungicida utilizzato per prevenire e contrastare diverse malattie fungine che colpiscono le colture agricole.
Viene impiegato soprattutto nella coltivazione delle patate, ma trova applicazione anche nei meleti e in altre produzioni ortofrutticole. In Italia è autorizzato in diversi prodotti fitosanitari e viene utilizzato anche in alcune delle principali aree di produzione delle mele.
Dal punto di vista chimico appartiene alla famiglia delle sostanze fluorurate note come PFAS, composti caratterizzati da una notevole persistenza nell’ambiente. Proprio questa caratteristica ha contribuito negli anni ad accrescere l’interesse degli esperti nei confronti del suo impatto ambientale e sanitario.
Lo studio che ha riacceso il dibattito
La nuova ricerca, pubblicata come preprint e quindi non ancora sottoposta alla revisione tra pari, non introduce nuovi esperimenti ma rianalizza dati già esistenti.
Gli autori, i ricercatori svedesi Axel Mie e Christina Rudén, hanno riesaminato uno studio tossicologico commissionato nel 2005 dalla società giapponese ISK, sviluppatrice del principio attivo.
All’epoca lo studio era stato utilizzato come parte della documentazione necessaria per ottenere l’autorizzazione europea del fungicida. Le conclusioni indicavano l’assenza di effetti statisticamente significativi sullo sviluppo cerebrale della prole di ratti esposti alla sostanza durante la gravidanza.
Secondo la nuova analisi, però, applicando gli stessi criteri statistici descritti nel rapporto originale emergerebbero risultati differenti.
I possibili effetti osservati sugli animali
I ricercatori sostengono di aver individuato sei effetti statisticamente significativi che non sarebbero stati adeguatamente valorizzati nella valutazione iniziale.
Tra questi figurerebbero una riduzione del peso del cervello e una diminuzione della larghezza cerebrale nei piccoli ratti esposti al fluazinam durante lo sviluppo.
Gli autori ritengono che tali alterazioni possano rappresentare un segnale di possibile neurotossicità dello sviluppo, cioè la capacità di una sostanza di interferire con il corretto sviluppo del sistema nervoso.
È importante sottolineare che si tratta di risultati osservati negli animali da laboratorio e che non dimostrano automaticamente l’esistenza di un rischio equivalente per l’uomo.
Cosa significa per la salute umana
Gli stessi ricercatori invitano alla prudenza nell’interpretazione dei dati.
Nella ricerca tossicologica, infatti, gli effetti osservati sugli animali non possono essere trasferiti automaticamente alle persone. Tuttavia, secondo il principio di precauzione adottato in molte valutazioni sanitarie, quando emergono possibili segnali di rischio negli studi sperimentali è necessario approfondirli attentamente prima di escludere eventuali conseguenze per la salute umana.
Proprio per questo motivo gli autori ritengono che le evidenze disponibili meritino una nuova valutazione da parte delle autorità europee.
Come funziona l’autorizzazione dei pesticidi in Europa
La vicenda ha riacceso anche il dibattito sulle procedure con cui vengono autorizzati i pesticidi nell’Unione Europea.
Il sistema prevede che siano le aziende produttrici a finanziare e presentare gli studi necessari per dimostrare la sicurezza delle sostanze attive. Successivamente uno Stato membro effettua una prima valutazione scientifica, che viene riesaminata dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e dagli altri Paesi dell’Unione.
Infine spetta alla Commissione europea e agli Stati membri decidere se autorizzare o meno la sostanza.
Alcuni ricercatori e organizzazioni ambientaliste sostengono da tempo che questo meccanismo possa creare potenziali conflitti di interesse, poiché le prime evidenze scientifiche utilizzate nelle valutazioni provengono dagli stessi soggetti che chiedono l’autorizzazione commerciale.
L’Europa ha avviato nuove verifiche
Il tempismo della pubblicazione è particolarmente rilevante.
L’autorizzazione europea del fluazinam è infatti in fase di rinnovo. Sebbene la scadenza originaria fosse prevista diversi anni fa, la sostanza continua a essere autorizzata in via temporanea in attesa della conclusione delle verifiche previste dalla normativa europea.
Dopo la diffusione della nuova analisi, l’EFSA ha incaricato l’Agenzia austriaca per la salute e la sicurezza alimentare di riesaminare i dati originali e verificare la correttezza della nuova elaborazione statistica.
L’Autorità europea ha precisato che il processo sarà indipendente e che le conclusioni definitive dovrebbero essere pubblicate nel corso del primo trimestre del 2027.
Una questione che va oltre il singolo pesticida
Al momento non esistono decisioni definitive sul futuro del fluazinam e non vi sono cambiamenti immediati nelle autorizzazioni vigenti.
Tuttavia il caso sta attirando grande attenzione perché potrebbe rappresentare un precedente importante nel modo in cui vengono interpretati e rivalutati i dati tossicologici utilizzati per autorizzare i pesticidi in Europa.
Se le nuove conclusioni dovessero essere confermate dalle verifiche scientifiche e dalle autorità competenti, la vicenda potrebbe avere conseguenze non soltanto per questo specifico fungicida, ma anche per i criteri con cui vengono esaminati i dati sulla sicurezza delle sostanze chimiche impiegate in agricoltura.
Per il momento resta quindi una questione aperta, che sarà seguita con attenzione sia dal mondo scientifico sia dalle istituzioni europee chiamate a decidere sul rinnovo dell’autorizzazione.


