Gli italiani sono tra i maggiori consumatori di acqua frizzante in Europa. Nel 2024 il consumo complessivo ha raggiunto circa 15,15 miliardi di litri, un dato che conferma la passione nazionale per le bollicine a tavola.
Ma tutte le acque frizzanti sono uguali? E soprattutto, spendere di più significa acquistare un prodotto migliore?
A queste domande ha cercato di rispondere Altroconsumo con un test pubblicato nel 2026 che ha analizzato 19 marchi di acqua frizzante venduti nella grande distribuzione. I risultati mostrano che il prezzo non è necessariamente sinonimo di qualità e che alcune delle bottiglie più convenienti riescono a ottenere valutazioni molto elevate.
L’indagine ha preso in esame 19 marchi acquistati nei supermercati tra Milano, Torino, Roma e Cagliari.
Le analisi sono state effettuate tra febbraio e marzo 2026 e hanno valutato numerosi aspetti: composizione dell’acqua, presenza di contaminanti, caratteristiche sensoriali, etichettatura, praticità d’uso e impatto ambientale degli imballaggi.
Il punteggio finale è stato costruito attribuendo il peso maggiore alla qualità dell’acqua e alla presenza di eventuali sostanze indesiderate.
Al primo posto della classifica si è classificata Coop Imperiale Frizzante, che ha ottenuto 68 punti e il riconoscimento di “Migliore del Test”.
Secondo gli esperti, il prodotto ha mostrato buoni risultati nella maggior parte dei parametri analizzati, mantenendo al tempo stesso un prezzo competitivo compreso tra circa 26 e 36 centesimi a bottiglia.
Altroconsumo ha assegnato il titolo di “Miglior Acquisto” a due prodotti particolarmente convenienti.
Si tratta di Alpe Guizza Frizzante e Viviland Biancaneve Frizzante, venduta nei supermercati MD.
Entrambe hanno ottenuto valutazioni molto positive e si distinguono soprattutto per il costo contenuto, rispettivamente intorno a 16 e 17 centesimi al litro.
Uno degli aspetti più interessanti dell’indagine riguarda la ricerca di contaminanti.
Gli esperti hanno analizzato la presenza di TFA (acido trifluoroacetico), una sostanza appartenente alla famiglia dei PFAS, spesso definiti “inquinanti eterni” per la loro elevata persistenza nell’ambiente.
Il test ha rilevato tracce di TFA nella maggior parte delle bottiglie esaminate.
Le concentrazioni riscontrate risultano comunque inferiori ai limiti previsti per il consumo umano.
Tre marchi si sono distinti per l’assenza totale di TFA: Conad Valpura Frizzante, San Benedetto Benedicta Frizzante e Ferrarelle Maxima Frizzante.
Secondo Altroconsumo, ai livelli rilevati non si può parlare di un rischio immediato per la salute, ma il tema continua a essere oggetto di studio da parte delle autorità scientifiche europee.
L’indagine ha cercato anche la presenza di arsenico, alluminio, manganese, nichel e altri contaminanti.
I risultati hanno evidenziato che tutti i campioni rispettano i limiti di legge.
Il nichel è risultato assente in tutte le bottiglie analizzate, così come benzene, toluene, etilbenzene e xilene.
Tracce di arsenico sono state invece rilevate in tutti i campioni, seppur entro i limiti consentiti. Le valutazioni meno favorevoli sotto questo profilo hanno riguardato Sant’Anna, Levissima, Valmora e Ferrarelle Maxima.
Anche l’antimonio è stato trovato in piccole quantità in tutte le acque esaminate, probabilmente a causa del contatto con i materiali utilizzati per le bottiglie in plastica.
La qualità dell’acqua non è stata l’unico elemento preso in considerazione.
Altroconsumo ha valutato anche il peso della plastica utilizzata, la presenza di materiale riciclato, la facilità di riciclo e la praticità della confezione.
Sono stati premiati i produttori che utilizzano plastica riciclata e soluzioni che facilitano il recupero dei materiali.
Tra gli aspetti meno apprezzati figura, ad esempio, l’utilizzo di etichette in carta che possono complicare alcune fasi del riciclo.
Ecco la graduatoria finale elaborata da Altroconsumo:
Uno degli insegnamenti principali che emerge dal test è che il costo non rappresenta necessariamente un indicatore affidabile della qualità.
Alcuni prodotti venduti a prezzi contenuti hanno ottenuto risultati superiori rispetto a marchi molto più costosi e conosciuti.
Per il consumatore, quindi, leggere le etichette, confrontare le caratteristiche dell’acqua e valutare anche gli aspetti ambientali può essere più utile che affidarsi esclusivamente al nome del marchio o al prezzo esposto sullo scaffale.
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